lunedì 3 agosto 2009

Per coloro che non mi leggeranno

Io scrivo questo libro per coloro che non mi leggeranno,
per il bene di coloro che sono destinati ad ignorare, - destino
poco crudele, - perfino il titolo di questo libro e la sua esistenza.
Io voglio rendere più umili e più buoni coloro che sanno, e
trasformare i mezzi ignoranti in ignoranti interi, perché coloro
che io amo siano più conosciuti, più considerati, più amati. Come
povertà non è un peccato, così non è peccato ignoranza, e Colui
che povero volle nascere, amò viver e intrattenersi di preferenza
con i semplici e gl’ indotti. Bisogna imitare l’ esempio divino,
bisogna scendere anche noi e mescolarci alle turbe, ma più per
imparare che per insegnare, per imparare specialmente, non il
nome, ma la pratica di due grandi virtù troppo dimenticate oggi
in alto, e anche a metà, e anche un poco più in giù: pazienza e
bontà.
Non allarmatevi. Io non vi parlerò con la dotta voce nasale del
quaresimalista infreddato, no; voglio stare allegro con voi, voglio
sbizzarrirmi, magari contraddirmi, allegramente con voi; ci
divertiremo insieme; cercherò anch’ io di trasformare un po’ del=
l’ acqua umile e casta, che non vi piace gran che, in un po’ di
frizzante ed esilarante vino. Se poi non riuscirò ad ottenere che
della modesta gassosa o un po’ d’ acqua di seltz, sarà sempre,
convenitene, qual cosina di guadagnato.

COLEI-CHE-NON-SA

Io voglio lodare Colei che danza fra cielo e terra,
cinta di nebbie azzurrine, la danza dei settemila veli, Colei
che sorride come il pargolo e dorme l’ innocente sonno
sognante dell’ anima pura. Io voglio cantare la Tutta-Bella
e Tutta-Buona, la Cenerentola dal piccolo piede e dalla
piccola adorabile testa, la carnale sorella dell’ Innocenza:
Colei – che - non – sa.

venerdì 31 luglio 2009

ET NUNC...

Il principio di un libro è un atto di disperazione
Impugnare la rivoltella e spararsi un colpo alla
tempia, o afferrare la penna e scrivere il primo rigo,
sono due gesti che si equivalgono, moralmente
qualche volta, energeticamente sempre.
Che cosa verrà dopo? La luce o la tenebra?
La vera vita, o la vera morte? L’ eterno gaudio,
o lo stridore dei denti? Non si sa. Si spara. Si scrive.
“ Et nunc, vir studiose, frange tibi caput pro faciendo libros “.

domenica 26 luglio 2009

Avvertenza

Questo libro fu concepito nei primi anni disgraziati
che seguirono la guerra, e scritto poi per la massima parte
l’Italia, che ormai pareva avviata ad una guarigione certa
dei suoi mali, soffrì di una improvvisa e terribile ricaduta
che mise in pericolo la sua vita rinnovellata di grande nazione
civile che stava per ritrovare le sue antiche vie della sua fortuna.
Per la esatta comprensione di certe allusioni politiche che
si troveranno specialmente raccolte in un capitolo, e di alcuni e
fugaci cenni della stessa natura sparsi qua e la per il volume, ma
più che altro per la giusta valutazione del loro tono, ho creduto
bene di premettere queste date. Il tono è un po’ quello generale
del libro, vale a dire un po’ oscillante fra disperazione e speranza.
ed è quale si conveniva ai tempi. Ora come ora potrà sembrare un
po’ antiquato, - corrono così veloci i tempi, oggi, - ma allora mi parve
il più adatto per esprimere i miei sentimenti e anche qualche giusto
risentimento. Sono stato alquanto indeciso se togliere quel capitolo
e quei pochi cenni da questo libro che con la politica ha veramente
poco a che fare, per non dire nulla, ma poi mi sono risoluto a
lasciare le cose al loro posto.
Oggi, so bene, è tempo di fratellanza e di perdono; ma permane ancora
nell’ aria il dolciastro delle pacificazioni familiari recenti un po’ dubbie.
E’ bene, perciò, che coloro che non provarono, sappiano, e coloro che
furono provati ricordino.
Tempo dolco e mare calmo, oggi. Sì.
Ma il nocchiero insonne che ci fu dato e che oggi governa con ferma
mano e con occhio sicuro la bella nave piena di fati, l’ uomo miracolosa=
mente attento e pronto, ci avverte con antica romana saggezza di parola
e di esempio che questo non è tempo di dormire, ma anzi di vigilare con
forte costanza ed austera disciplina.
“ Tranquillitas ista, tempestas est “ .
O diciamo meglio: potrebbe essere.